Sabato sera ho assistito al concerto pianoforte e voce di Alberto Fortis.
In scaletta anche una delle mie canzoni preferite, Il Duomo di notte.
C’è uno stacchetto iniziale, di chitarra, che cita Lucio Battisti…
Piroette di sabbia e le guglie del Duomo
differenza tra pietra e le voglie di un uomo
che ha per vita una gabbia
liberata dal sesso, gonfia di verità
partorita con gioia nel lontano ricordo
con le doglie sincere di una maternità
che alla luce, di notte, nella piazza e con rabbia
ha donato, confusa, il suo figlio balordo.
E la vera ragione delle notti impegnate,
dei romanzi creduti, degli amori sbagliati
non la devi cercare dentro i mari delusi
che ti scusano i sogni, le ignoranze, i delitti
il suo posto lo trovi nella ruota del giorno,
nello scrigno privato di egoismi e di abusi
e le mani affrettate a cercare gioielli
nella sabbia han trovato, confuse, i relitti.
Il dispetto felice sulla voglia che nasce
contrappeso all’istinto, alla cosa che piace
la condanna del tempo, della gente, del posto
e il ritorno dal viaggio che ti ha fatto sperare
e la stella seguita si è stancata di darti
e brillare
Tre ore di rock. Sensa sosta. Un animale da palco. Non avevo mai visto niente di simile. 25 maggio 2008 è da questo momento la data del concerto della mia vita. Non so chi di voi fosse presente ieri sera a San Siro mentre il Boss spremeva tutti i suoi 59 anni di età deliziando più di sessantamila spettatori. La sensazione è stata quella di far parte di un popolo, radunato per un evento. Ed evviva Springsteen che alla faccia dei recinti temporali del Comune di Milano ha continuato a suonare quasi sino a mezzanotte. Milano dovrebbe solo dire “grazie”. Evviva Springsteen che non sparisce dopo un’ora e mezza di spettacolo come la maggior parte degli artisti. Bruce è un numero 10 che non tira mai indietro il piede.
Sì, andava in vespa con i Lunapop. Sì, aveva i capelli rossi e neri. Sì, è stato un idolo delle teenager. Però è uno che fa canzoni. E bene. Dicono di me è il nuovo singolo di Cesare Cremonini.