L’originalità della voce di Giusy Ferreri non è un piccolo particolare. Non ti scordar di me, firmato da Tiziano Ferro, si candida come tormentone dell’estate. Giusy una ex commessa, una X-commessa, una s-commessa vinta…
L’originalità della voce di Giusy Ferreri non è un piccolo particolare. Non ti scordar di me, firmato da Tiziano Ferro, si candida come tormentone dell’estate. Giusy una ex commessa, una X-commessa, una s-commessa vinta…
→ 1 CommentCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: Add new tag, Giusy Ferreri, Non ti scordar di me, Tiziano Ferro, X Factor
Tre ore di rock. Sensa sosta. Un animale da palco. Non avevo mai visto niente di simile. 25 maggio 2008 è da questo momento la data del concerto della mia vita. Non so chi di voi fosse presente ieri sera a San Siro mentre il Boss spremeva tutti i suoi 59 anni di età deliziando più di sessantamila spettatori. La sensazione è stata quella di far parte di un popolo, radunato per un evento. Ed evviva Springsteen che alla faccia dei recinti temporali del Comune di Milano ha continuato a suonare quasi sino a mezzanotte. Milano dovrebbe solo dire “grazie”. Evviva Springsteen che non sparisce dopo un’ora e mezza di spettacolo come la maggior parte degli artisti. Bruce è un numero 10 che non tira mai indietro il piede.
→ No CommentsCategorie: Uncategorized
Contrassegnato da tag: E Bruce Springsteen conquistò San Siro, Bruce Springsteen, San Siro
→ No CommentsCategorie: Uncategorized
Contrassegnato da tag: acne, Canzoni da spiaggia deturpata, Le luci della centrale elettrica, Per combattere l'acne
Lunedì mattina presto (7.40 circa) sarò in diretta telefonica su Videogruppo Televisione. Si parlerà di Lucio Battisti e del mio libro. Videogruppo è il “braccio” piemontese di Telelombardia, con sede a Torino. Fa parte di una rete che copre tutto il nord Italia e alcune regioni del Centro e del Sud.
Ora un po’ di canzoni con gli occhiali da sole. Naturalmente io posto alcune canzoni battistiane:
La canzone del sole - Lucio Battisti
Nel Sole, Nel Vento, Nel Sorriso, Nel Pianto - Lucio Battisti
Sole giallo sole nero - Lucio Battisti
La Luce dell’Est - Lucio Battisti
Chi partecipa al gioco?
*ispirato da un post di Laura Antonini
→ 2 CommentsCategorie: Lucio Battisti · Rassegna Stampa · Varie
Contrassegnato da tag: Canzoni del sole, Laura Antonini, sole, Telelombardia, Videogruppo Televisione
Quelle che metti quando cucini, ti improvvisi chef, prepari la colazione per lei, sorseggi un bicchiere di bianco con lei tenendo d’occhio i tegami, oppure nelle cene “collaborative” dove tu affetti e lei rosola…
La gioa del risveglio - Roberto Angelini
Innocenti evasioni - Lucio Battisti
Le cose in comune - Daniele Silvestri
Queste sono le prime tre che mi vengono in mente…
→ 2 CommentsCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: Canzoni in cucina, cucina
→ No CommentsCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: Antonio Cassano, Europei 2008
Alcune canzoni per così dire geografiche:
Australia - Mango;
Parigi addio - Mino Verniaghi;
Il cielo d’Irlanda - Fiorella Mannoia;
Mediterraneo - Mango;
Sevilla - Miguel Bosé;
Africa - Toto;
Messico E Nuvole - Paolo Conte;
Sognando La California - Dik Dik;
Capo Horn - Jovanotti;
Sud America - Paolo Conte;
Alghero - Giuni Russo;
People From Ibiza - Sandy Marton;
Le ragazze di Osaka - Eugenio Finardi;
Scusa Devo Andare Via (Un’Altra Canzone) - Antonello Venditti
→ 23 CommentsCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: canzoni geografiche, canzoni vacanze, dove vai in vacanza, vacanza, vacanze
La mia stabilità mentale va peggiorando. Ogni volta che mi peso dopo una crisi di nervi scopro di essere ingrassato. Ho paura di morire pazzo e obeso. Immagino il braccio di una gru entrare dalla finestra di un ospedale psichiatrico per prelevare la mia massa corporea. Una tonnellata di vita umana. Questo aumento progressivo di peso associato alle mie crisi rende difficile ogni cosa. Mi muovo sempre più lentamente.
Sudo se prendo una rampa di scale.
Non riesco più ad occuparmi della mia Oca.
«Non è possibile soddisfare la sua richiesta», perentoria la direttrice dell’orfanotrofio.
«Perché?» chiesi io.
«Perché questo Istituto accoglie bambini abbandonati e si occupa di loro fino al raggiungimento della maggiore età. Sua figlia ha 29 anni!» chiarì la direttrice.
«Non si potrebbe fare uno strappo alla regola. Sto ingrassando sempre di più e tra poco non sarò più in grado di occuparmi della mia Oca. Sa ogni volta che ho delle crisi nervose tendo ad aumentare di peso»
La direttrice dell’orfanotrofio non riuscì a trattenersi, «Ma lei è matto?».
«Esatto. Vedo che ha capito finalmente. Quindi terrete la mia Oca?»
E lei, «Non se ne parla nemmeno. Le ho già detto che non è possibile. Ma poi perché chiama sua figlia oca? Non le sembra una cosa orribile? Quanto meno offensiva nei confronti della ragazza!»
«È il suo nome. L’ho scelto io. Mi sembrava che un nome del genere le potesse risparmiare molti problemi. Vede i diabetici hanno sempre con loro un cartellino con scritto che sono diabetici. È un modo per avvertire gli altri in caso loro perdano conoscenza. Così io ho deciso che il miglior modo per identificare un minorato mentale fosse quello di darle un nome da minorato mentale. Oca appunto. Genere femminile. Breve. Di facile memoria.»
Le piccole dita della direttrice dell’orfanotrofio pigiarono tre tasti del telefono, e dopo un buongiorno brillante e istituzionale, cominciò a spiegare la situazione alla polizia.
La polizia accompagnò la mia Oca in un centro di igiene mentale e me a casa. Avevo comunque raggiunto il mio scopo. Le avevo trovato una sistemazione. Ora però mi sentivo solo. Perso, vuoto, meschino, inutile e grasso. Nella macchina della polizia avevo avuto una crisi. Avevo dato un morso all’orecchio di un agente. Non mi arrestarono credo per pena. A casa scoprì di aver preso un chilo. Maledizione! Maledizione! Maledizione! Morirò pazzo e grasso. Due malattie sono troppe. La pazzia passi. Ma l’obesità è antiestetica e si nasconde male. La gente ti vede. E tu vedi negli sguardi i pensieri. Confrontano. Confrontano se stessi con te, pachiderma con le scarpe da tennis. Si sentono salvi se il tuo aspetto fa ribrezzo. Si sentono confortati dall’idea di essere stati scelti un giorno, molto lontano per rappresentare il popolo degli eletti. Dei felici.
Quanti sono i felici?
Due milioni? Venti? Non so.
Ho provato molte diete. Ma l’effetto era controproducente. Finivo per peggiorare la situazione. La fame aumentava la mia instabilità. Così il peso cresceva come la taglia dei miei vestiti.
Ieri sono andato a trovare la mia Oca. L’ho vista dimagrita. Improvvisamente ho capito che anche lei ha legato la sua deficienza mentale al peso. Solo che contrariamente a me, invece di ingrassare, dimagrisce. I medici dicono che mangia regolarmente. Povera Oca. Morirà magra e pazza. Mentre io avanzo di volume lei si ritira. In questo modo non la raggiungerò mai. Se trovassimo un equilibrio tra le nostre reciproche condizioni, se trovassimo una soluzione di continuità tra il mio corpo e il suo staccheremmo anche noi il biglietto per un po’ di felicità. Però equilibrio è una parola fuori campo semantico per quelli come noi. Mi ricorda i giochi che facevo da bambino, quando mi fingevo acrobata coraggioso ed ero solo un monello sul bordo del marciapiede. Oppure mi vengono in mente scene grottesche di me grassissimo che tento di non ribaltarmi mentre faccio la doccia. Credo che monterò un passamano nella doccia.
Siamo vizi di forma, io e la mia Oca. Siamo oggetto di derisione. La derisione non è una faccenda per comici televisivi. Si mastica a stento tra i giorni di pioggia e i giorni di sole. Vive d’ombra. Fa il solletico alla dignità umana. La dignità umana scoppia a ridere e diventa una donna volgare, sguaiata, porta scarpe col tacco, senza calze e le gambe nude tradiscono la sua professione. La derisione porta nella borsetta un abbonamento annuale per la palestra e un blocchetto di ticket restaurant. Quando morirò pazzo e grasso non sentirò più la derisione. Ma se la mia Oca mi sopravvivrà sarà costretta a piangere in silenzio il lutto di suo padre. Nessun corteo per il matto del paese. Ma la mia Oca avrà un vantaggio. Il suo corpo sempre più magro le consentirà di nascondersi negli angoli bui. Nessuno la troverà. Nessuno saprà perché piange. L’Oca piange perché è morto un uomo grasso e matto. Una gru è dovuta passare dalla finestra dell’ospedale dov’era ricoverato per riuscire a portarlo via. Chili di follia. I giornali titoleranno “Uomo ucciso dal peso della pazzia”.
Sono andato per la seconda volta a trovare la mia Oca. Le bacio le orecchie. Lei si scosta. Il suono del bacio è entrato fastidiosamente nei suoi padiglioni auricolari. È sottile il suo corpo. Come un filo di sabbia che scende piano da un pugno chiuso. Apriti maledetto pugno. Ha bisogno di più sabbia per vivere.
Un’infermiera mi si avvicina
- L’orario di visita è
terminato. Sua figlia deve rientrare in stanza.
- Ma non ci siamo
detti una parola…
- Mi dispiace
Non ci diciamo mai una parola. La visione del nostro reciproco aspetto ci taglia la lingua. Restiamo zitti come due deficienti mentali. Siamo due deficienti mentali. Solo il peso della nostra pazzia è diverso. Lei è una striscia di carta a forma di donna. Così sottile che tutto intorno le hanno costruito un ospedale. Le hanno tolto l’aria. Il vento. Perché il vento poteva trasportarla via quella sottile striscia di carta. Io invece resto libero. La prigione ce l’ho cucita addosso. È una taglia infinitamente large. La gente vede il mio corpo allargarsi sempre di più verso l’esterno. Ma è la sua implosione verso il centro della mia anima che mi fa soffocare.
Mi chiedo se un uomo un giorno giocherà con gli occhi di mia figlia. Qualcuno si occuperà di lei quando viene la sera? Quanto diventa difficile accorgersi delle persone sottili. Quanto si può essere lucidi nella cattiveria. Ho trascorso anni a ricordare l’infanzia di una ragazza abbronzata.
Mi avvicino al termosifone. Mi risveglio dal mio stato di trance mentale.
Accumulare materia. Questo è il mio destino. Un destino consumistico. Come siamo contenti di spendere denaro per acquistare delle cose. E come le cose nelle nostre mani si scaldano di frustrazione e cattivi pensieri. Quando entro in un supermercato vorrei indossare un paio di occhiali da sole. Per vedere e non essere visto. Non ci sono ancora molti passi tra me e gli scaffali. E tra me e la cassa. Canterò per distrarmi. Canterò nella mia testa canzoni che ho già sentito da qualche parte. Canterò senza fermarmi. Scelgo delle canzoni con un ritmo regolare. Così le parole non mi lasciano mai solo. E sbattono. Sbattono. Tra il palato superiore e quello inferiore. Su e giù. E sono arrivato alla macchina. Su e giù. E ho asciugato il fiato agli angoli della bocca. Non tornerò più qui. Ma so che non è vero. Tornerò ancora dove ci sono le luci, dove hanno cancellato il buio, dove si spendono soldi, dove si evangelizza il proprio spirito consumistico. Il consumismo è una medicina per la tristezza. Sublimare. Come un mattone caldo infilato sotto le coperte nelle notti invernali.
I fuochi della sera sono già accesi. I surgelati scendono giù negli esofagi. Le oche sognano i tubi di scarico delle macchine che si allontanano. Io ascolto i rumori della notte. E quanti sono. E come arrivano improvvisi. Sciocchi come effetti speciali. Timidi come un matto, grasso e stanco.
Ho ancora paura di morire.
E forse per questo riesco ancora a sopravvivere.
Non desidero la pietà della morte.
Vorrei solo poter salire ancora una volta le scale di corsa.
Trovare la mia Oca in cima.
Ad aspettarmi.
→ No CommentsCategorie: Bozze
Sì, andava in vespa con i Lunapop. Sì, aveva i capelli rossi e neri. Sì, è stato un idolo delle teenager. Però è uno che fa canzoni. E bene. Dicono di me è il nuovo singolo di Cesare Cremonini.
→ 9 CommentsCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: Cesare Cremonini, Dicono di me, Lunapop
Fango di Lorenzo Jovanotti ha vinto la prima edizione del Premio Mogol come miglior testo dell’anno.
→ 4 CommentsCategorie: Varie
Contrassegnato da tag: Fango, Io lo so che non sono solo, Jovanotti, Lorenzo, Mogol, Premio Mogol