Lunedì sera, 22:00 circa, passeggiavo per Milano con alcuni amici. In Largo Gemelli, quello dell’Università Cattolica, ci blocca un ragazzo con lo zaino. In un italiano incerto ci chiede informazioni. Viene dallo Sri Lanka e cerca un centro di accoglienza dove passare la notte. Qualcuno gli ha indicato la zona di S. Ambrogio. Telefoniamo a un nostro amico che sappiamo a casa, perché possa cercare su internet i dormitori presenti a Milano. Non sappiamo dove si trovi la Caritas, chiediamo anche quello. Ci da degli indirizzi. Il più vicino è quello di Piazza Santo Stefano. Nel frattempo il ragazzo con lo zaino ci racconta che due giorni fa era in Sicilia e tramite autostop ha raggiunto Milano nella speranza di trovare un lavoro. Non ha il permesso di soggiorno. Non ha soldi. Infatti non si può permettere l’ostello. Lo invitiamo a seguirci verso la Basilica di S.Ambrogio. A fianco dell’edificio universitario c’è la casa del sacerdote. C’è un citofono. Otto pulsanti. Li suono tutti, uno dopo l’altro. Vedo una luce accesa e questo mi convince a continuare. Finalmente qualcuno ci risponde e gli spieghiamo tutto. Nel frattempo arriva un automobile. Alla guida c’è un altro sacerdote di ritorno, come poi sapremo, da un giro nella periferia sud di Milano. In breve scopriamo che il centro Caritas vicino piazzetta Santo Stefano è costituito da uffici, vista l’ora chiusi. In via Piave c’è una mensa e basta. Lì in S. Ambrogio c’è un centro d’ascolto, ma di spazi per dormire nemmeno l’ombra. Il sacerdote si caccia dieci euro dal portafogli e consiglia al ragazzo l’ostello. Gli regala un’informazione utile: il giorno successivo si riunisce vicino Lanza la comunità dello Sri Lanka. È l’unica soluzione praticabile. Azzardo un “ma qui una stanza non c’è?” ma ottengo una risposta negativa. Io e miei amici accompagniamo il ragazzo alla metro, gli compriamo i biglietti, gli lasciamo dei soldi in più e gli auguriamo buona fortuna. Di tutto questo mi è rimasta l’idea che IO non ho il coraggio di ospitare l’ALTRO. Che MILANO non è messa benissimo come centri d’accoglienza se anche il sacerdote della basilica più importante ti consiglia l’ostello. Che la CHIESA se gli citofoni di notte ti risponde. Che come dice un mio amico si sono capovolti i RUOLI: loro fanno l’OFFERTA (10 euro) e noi il lavoro pratico. Ah, il prete aveva una bellissima automobile.
1. L’amore e basta!
2. Novembre
3. Stai fermo lì
4. Non ti scordar mai di me
5. Aria di vita
6. Passione positiva
7. La scala
8. Pensieri
9. In assenza
Giusy Ferreri: «…nonostante non sia stato scritto da me, il testo di Novembre è molto autobiografico; è ispirato a vicende passate, perché adesso sto vivendo un periodo molto sereno e gratificante sia sul fronte artistico sia sul piano umano e sentimentale. Questo brano è più vicino al mio mondo rispetto al singolo precedente: parla sempre della fine di un amore, ma con minor romanticismo e maggior risolutezza nel riprendere il controllo della propria esistenza. È il mio atteggiamento quando devo affrontare situazioni simili nella vita reale»
Ho scoperto di recente il giovane cantautore Rino De Maria. Il suo primo singolo è stato Rilassati un po’ . Sul suo MySpace sono attualmente in ascolto due brani: Sangue e cuore e Sarà così.
Proprio la seconda canzone, Sarà così, ha un attacco battistiano che ricorda Sì, viaggiare.
A Novembre la città si spense in un istante
tu dicevi basta e io restavo inerme
è uno dei distici musicali più belli degli ultimi anni.
Lo ha scritto Roberto Casalino, cantautore laziale quasi trentenne. Firma altri brani del primo album di Giusy Ferreri, di prossima uscita. Coautore con Tiziano Ferro del fortunatissimo Non ti scordar mai di me.
Ho difeso le mie scelte io ho
creduto nelle attese io ho
saputo dire spesso di no
con te non ci riuscivo.
Ho indossato le catene io ho
i segni delle pene lo so
che non volendo ricorderò
quel pugno nello stomaco.
A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta e io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.
A novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa a novembre.
Ho dato fiducia al buio ma ora sto
in piena luce e in bilico tra estranei
che mi contendono la voglia di rinascere
A novembre
la città si spense in un istante
tu dicevi basta e io restavo inerme
il tuo ego è stato sempre più forte
di ogni mia convinzione.
A novembre
la città si accende in un istante
il mio corpo non si veste più di voglie
e tu non sembri neanche più così forte
come ti credevo un anno fa a novembre.
E tu parlavi senza dire niente
cercavo invano di addolcire quel retrogusto amaro
di una preannunciata fine